13 Novembre 2019

La Pietà di Michelangelo

    “Alla quale opera non pensi mai scultore né artefice raro potere aggiungere di disegno, né di grazia, né con fatica poter mai di finezza, pulitezza e di traforare il marmo con tanta arte, quanto Michele Agnolo vi fece, perché si scorge in quella tutto il valore et il potere dell’arte”

    Così il Vasari si espresse nel descrivere la magnificenza della Pietà di Michelangelo, una delle sculture più famose dell’artista realizzata tra il 1498 e il 1499.
    L’opera marmorea fu commissionata a Michelangelo, per tramite del Banchiere Jacopo Galli, dal cardinale francese Jean de Bilhères, ambasciatore di Re Carlo VIII presso il papa Alessandro VI ed era destinata alla cappella di Santa Petronilla.
    Nel 1517 l’opera fu trasferita nella sagrestia della Basilica di San Pietro in Vaticano e nel 1749 spostata nella collocazione attuale, la prima cappella a destra della navata centrale della Basilica.

    Nel 1972 un geologo Australiano in un raptus di follia al grido di “I am Jesus Christ, risen from the dead!” (Io sono Gesù Cristo, risorto dalla morte!) inferì alla scultura quindici martellate prima di essere arrestato, provocandole importanti danni.

    La pietà di Michelangelo è un’opera unica nel suo genere, le pietà scultoree, appartenevano alla tradizione nordica e venivano per lo più raffigurate su supporto ligneo.
    Michelangelo, inoltre, innova lo stesso aspetto estetico e iconografico della pietà, la sua pietà non risponde allo schema tradizionale che vedeva i corpi della Vergine e di Gesù in una contrapposizione rigida e poco armoniosa, la pietà di Michelangelo raffigura infatti Gesù adagiato in modo morbido e naturale sulle gambe di Maria e tra i due domina un’intimità e una compostezza di sentimenti.
    Il livello di finitura della scultura è estremo, colpiscono soprattutto la modellazione anatomica dei corpi e il drappeggio della Vergine.

    Michelangelo e Carrara

    Michelangelo si reca a Carrara attorno al 1496 per scegliere personalmente il blocco di marmo da utilizzare per scolpire la sua Pietà, nasce, in quell’anno il sodalizio tra l’artista e la città, legame destinato a durare a lungo come testimoniano numerosi documenti e come confermato dallo stesso Michelangelo in alcuni dei suoi scritti, numerose le visite tra il 1505 e il 1525, di questi passaggi, in particolare resta una sua firma, datata appunto 1525, sul bassorilievo di Fantiscritti.
    L’analisi della documentazione testimonia un legame profondo tra Michelangelo, la Città e le Cave, a Carrara il Buonarroti ha vissuto per brevi periodi, addirittura pare abbia preso in affitto una casa in Piazza del Duomo; ha scolpito, ha frequentato assiduamente le cave e probabilmente da queste esperienze ha tratto ispirazione per alcune delle sue opere.